sabato, 23 agosto 2008

IO & PAPERINO

... restiamo mano nella mano
mentre intorno a noi il mondo va a pezzi.

Questo significa per me nothing's gonna change my world.

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COSE E PERSONE PER CUI VALGA LA PENA VIVERE

Paperino.

La panna cotta.

Un film di David Lynch alle tre di notte quando si soffre d'insonnia.

Il cibo messicano con la Corona.

"Il senso della frase".

Calvin & Hobbes.

La lingua francese.

Ila.

I gatti e le tartarughe di terra.

I racconti di Poe.

Vincent.

Jack Skelethon.

Certe albe e certi tramonti.

La scrittura di Livio Romano.

Elio e le Storie Tese.

Esisteva, tra la fine degli anni '80 e i primi '90 una testata umoristica di sinistra che si chiamava "Cuore". Tra le sue rubriche più riuscite, oltre a "Botteghe oscure" che raccoglieva le foto delle insegne più assurde, a "Le grandi domande" di Fabio Fazio, e a "Braccia rubate all'agricoltura" che prendeva in giro i vip per le loro dichiarazioni idiote, c'era "Il giudizio universale". Le persone, da casa, scrivevano le cinque cose per cui valeva la pena vivere, secondo loro. Al giornale stilavano una classifica che veneva aggiornata ogni mese. A uno dei primi posti, c'erano sempre "gli amici". Rob de mat.

Postato da perdita666 alle 10:47| commenti (6) | p.link

giovedì, 21 agosto 2008

AMICI & NEMICI

“Passo le notti nero cristallo

a sceglier le carte che giocherei

a maledire certe domande

che forse era meglio non farsi mai”

Afterhours

 

Sono appena tornata dalla cena con i compagni del liceo. Eravamo in cinque. Su venti. Molti hanno preferito starsene con gli amici. Da un lato è difficile dar loro torto, perché, come in una famiglia, non si sceglie con chi stare in una classe. La verità è che avevo una paura del diavolo. Non ho un ego altissimo in questo periodo, forse non l’ho mai avuto. Ma ci sono andata lo stesso. Ed è stato bello. Anche il raccontarsi le reciproche vite. In fondo ci conosciamo da metà della nostra vita, anche se con qualcuno saranno passati dieci anni dall’ultima volta in cui ci si è incontrati. Alla fine i soliti convenevoli, ci si rivede, ci si risente, ma sì, poi non lo si fa mai. Perché tutti noi abbiamo la nostra vita.

Durante la serata c’è stata una cosa che mi ha ricordato Giorgio e mi ha profondamente rattristato. Ci penso, a Giorgio, di continuo in questi giorni, mi chiedo delle varianti che la sua storia e la sua fine avrebbero potuto avere. Poi finisco per pensare che tutti abbiamo un destino. Il mio è quello di avere una coscienza e soffrire per colpa di idioti, scimmioni senza pollice opponibile.

Tornando a casa con Antonio, che al liceo era il mio migliore amico, gli ho esposto la mia teoria.

Preferisco stare sola. Uscire e parlare con persone di cui non so il nome. Per poi perderle. Non voglio più investire in un’amicizia. Investirò ancora con qualcuno, con cui l’amicizia è già in corsa. Ilaria, per esempio, perché comunque vadano le cose lei mi ama e io amo lei. Siamo due sorelle spartite alla nascita. Qualunque cosa accada restiamo insieme. L’altra sera, dopo il concerto di Francesco, spiegavo a Titti il significato del mio ciondolo, che Ila mi ha regalato a Natale. Ci sono persone destinate a restare insieme, nonostante l’andazzo delle maree. Io e Ila. E, ora lo so, anche io e Antonio. Solo che ora lo capisco meglio, spero che sia lui in futuro a capire me, anche se ammetto che finora l’ha sempre fatto. So di poter contare su di lui. Di quante persone per cui mi sono spesa nell’ultimo anno posso dirlo? Io e Antonio non ci sentivamo forse dal 2005. Ma so che lui ci sarà.

Mentre l’autoradio cantava ci siamo salutati. Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida. Non voglio più farmi delle amicizie, le persone sono cattive, ti ingannano, parlano di te alle spalle, mentono, ti emarginano. Molti di loro non sono nemmeno esseri umani.

Ma Antonio c’è e ci sarà sempre, almeno nel mio cuore, anche se non ci incontreremo più.

Postato da perdita666 alle 11:08| commenti | p.link

martedì, 19 agosto 2008

ADDIO

"perché ancora adesso rischio l'infarto
se vedo un ipsilon 10 bordeaux"
Daniele Silvestri

Non sono molto brava a tenere le fila di un rapporto in eterno. Mi perdo in tante cose, nuove storie, nuovi rapporti. Un po' come quello che è successo con Chiara, che a scuola mi difendeva dai bulli e l'ho scordata e l'ho trovata su una lapide. Finisco di nuovo per parlare di lutti, mio malgrado.

Adesso sono qui a scrivere, ma vorrei essere altrove. Devo telefonare a Rosaria tra dieci minuti per concordare un pezzo di cronaca politica. Per una volta non mi è toccata la nera, una nera che stavolta sarebbe stata la peggiore di tutte. Posso scordarmi delle amiche dopo tanto tempo, ma non mi scordo dei ragazzi con cui sono stata (anche perché non sono tantissimi), perché tutti avevano un significato anche gli scacciachiodo. Ogni singolo ragazzo con cui sono stata a letto mi ha insegnato qualcosa, non fosse altro che non era quello di cui avevo bisogno. C'è stato qualcuno che riusciva a sollevare e a sotterrare il mio ego come pochi, uno a cui davo buche clamorose e che mi mentiva in maniera spudorata. Uno che ti veniva a prendere per passare la pasquetta dopo una notte a pescare. Uno che era sempre di troppo ma che ti cambiava la giornata.

Dovrei essere lì ora, ma non ci sono. Per un sacco di ragioni. Proprio qualche mese fa, prima di mettermi con Paperino, ho pensato a lui, perché con lui il sesso era divertente e mi faceva ridere.

A te che eri un bluff, ma pure in quello piuttosto maldestro, mando un affettuoso bacio sulla fronte. Non ti ho scordato finché sei stato qui, ora che sei andato non lo farò. 

Postato da perdita666 alle 17:36| commenti (1) | p.link

WORDLESS #2 (COSA POSSIAMO PERDONARE?)

Ma intanto...

C'è molta letteratura che parla di patti col diavolo, ma dove sono le forze oscure quando ci servono? Cercherò il lato oscuro della forza...

Postato da perdita666 alle 11:48| commenti | p.link

lunedì, 18 agosto 2008

WORDLESS (FA FREDDO ALLE CINQUE DEL MATTINO IN UN CAMPO DI COCOMERI, SOPRATTUTTO SE CI AGGIUNGI IL GELO DEL DISAPPUNTO)

Il bosco è magnifico, profondo all'imbrunire e io ho promesse da mantenere e miglia da percorrere, prima di dormire. Mi hai sentito Butterfly? Miglia da percorrere prima di dormire…


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sabato, 16 agosto 2008

ASPETTANDO IL SOLE FARNARU

Odio il Ferragosto. E' il giorno che più di tutti le persone come me, che non hanno una comitiva, si sentono sole. Ho fatto un po' di telefonate, essendo uno di quei sei - sette giorni l'anno in cui la Gazzetta è chiusa, volevo andare al mare. Nessuno era disponibile. Ausilia mi ha chiesto di raggiungerla, ma non avevo l'auto, né mi sarei mai messa da sola in macchina il 15 di agosto per andare a Santo Stefano. Era il 15 di agosto in effetti, non il 26 dicembre. Peraltro, ho avuto una mattinata di tensioni varie, tra mio fratello Germano che tornava a Vienna e altro.

Nel pomeriggio sono andata da Francesca, avevo un disperato bisogno di fumare. La sera, lei, Mauro e Annamaria andavano a San Rocco, la festa patronale di Torrepaduli. Per i profani e per i non salentini, san Rocco è un santo molto amato nel Salento. In particolare, la festa di Torrepaduli è strettamente collegata a dei riti rom (che qui non sono nomadi, ma sono radicati da tempo sul territorio e mescolati a noi per vincoli di famiglia e amicizia) per la spartizione del territorio e del bestiame, la "scherma" o "danza delle spade", in cui due uomini si muovono al ritmo sincopato dei tamburelli usando le mani come fossero coltelli e mimando una lotta. Inoltre, in tutta la frazione (Torrepaduli dipende dal comune di Ruffano), si tengono delle ronde, ossia dei cerchi formati da musicisti entro i quali una coppia per volta si esibisce in una "pizzica de core", una danza di corteggiamento. Saranno quattro anni che ci vado immancabilmente. Non mi piace moltissimo, ma mi piace vedere le cose con i miei occhi e guidicarle con obbiettività.

Sono tornata alle sette del mattino con mezzo polmone funzionante (eh sì, fumo davvero troppo), con una grande delusione, di non aver visto nessun rom esibirsi. Tre anni fa, c'erano due piccoli rom fantastici. Sono convinta che esistano doti ataviche, non nel senso che ci vengono tramandate col dna, ma di carattere ambientale, la predisposizione a qualcosa perché la si è sempre vista fare.

A un certo punto però, non abituata a stare tanto in piedi e sveglia tutta la notte, mi sono abbandonata su un marciapiede. E' passato Carlo "Canaglia", sorridendo per il mio abbrutimento. Carlo è uno dei tre migliori tamburellisti che ci siano in circolazione, a mio avviso. Anche se quando lo vedo mi torna alla mente un dialogo col mio ex Marco, in commento a un articolo comparso su un quotidiano sardo, che lo definiva "il mitico Carlo Canaglia".
A: "Mitico?".
M: "Sì, perché? che vuoi dire?"
(lui lo difendeva a ragione, è molto in gamba Carlo e loro sono pure amici da moltissimi anni, ndA).
A: "Tesoro, Ulisse è mitico, Achille è mitico".
M: "Perché, Carlo non lo è?".

In ogni caso, è bello ogni tanto fare un tuffo in mezzo alla gente, incontrare persone che non si vedevano da tempo e persone nuove. A proposito di vecchi amici, oggi vado a trovare Ada, anche lei mi aveva invitata, sa quanto mi piace la festa di San Rocco, sebbene non ami le feste patronali (più che altro le trovo prive di senso).

C'era una bancarella che vendeva prodotti in stock a 5 euri. Stavo innamorandomi di una camicetta Burberry (originale, io per Burberry sento l'odore), ma era da uomo quindi mi faceva le spalle larghe e non riuscivo ad abbottonarla per via del seno... un altra volta nasco uomo, anzi gatto, anzi meglio: uomo tigre!

L'ultimo baluardo di stima per le persone che vengono a questa festa se n'è andato alle cinque del mattino, quando dalla chiesa hanno cominciato a dire messa col megafono ma i djambè non si sono fermati. Ho sempre odiato le mancanze di rispetto. Ok, io non sono religiosa, ma ci sono altri che credono, persone anziane che magari escono di casa solo per la messa del 16 mattina. Credo che ognuno debba essere libero di fruire di questa occasione.

Mentre il "sole farnaru" (così si chiama l'alba del 16) stava salendo e le persone con cui ero intonavano una canzoncina dei Crifiu (lu sule nasce/ sta ci lucisce/ dalla finescia/ lu visciu criscere) abbiamo visto i saltimbanchi col fuoco, mi piacciono moltissimo.

Sono tornata a casa a pezzi e mi sono buttata sul letto. Di una cosa davvero felice: la compagnia era stata eccellente.

Postato da perdita666 alle 14:38| commenti (1) | p.link

giovedì, 14 agosto 2008

PORNO SUBITO

Qualche simpatico buontempone ha chiesto di cancellare una foto dal mio space. La foto in questione, forse qualcuno lo ricorderà, era stata scattata da mia cugina, sul modello di una celebre foto di Man Ray. Quest'ultima, dacché ho memoria, mio zio Memè la tiene in una gigatografia in soggiorno, e mai - dico mai - nessuno si è scandalizzato. Forse perché è impossibile scandalizzarsi ai nostri giorni per un po' di culo. Ma mettiamo a confronto le due foto.

Ok, ve lo concedo, lei è più bella, io ho i nei sulla schiena, lei delle chiavi di basso, lei è leggermente più coperta di me e indossa un turbante mentre io ho i capelli sciolti e le braccia lungo i fianchi. Ma non mi sembra ci sia nulla di scandaloso in questa foto, che, peraltro, ha fatto il giro dell'Accademia delle Belle Arti.

Mi piacerebbe sapere che canone di decenza hanno i moderatori di My Space giudicando quest'immagine offensiva e lesiva del pudore. Forse non hanno mai acceso Canale 5 la domenica pomeriggio...

Ma, restando in argomento erotismo, devo darvi una buona notizia: è finalmente uscito il numero 1 di Talkink, dopo le varie vicissitudini che ci hanno portati a un cambio di editore. Ieri sera l'abbiamo avuto tra le mani e abbiamo incontrato una delle virtuose collaboratrici di questo numero che ha come tema l'eros: Serena Romio, torinese, brillante autrice delle strisce di Crazy Nena, il cui blog è linkato qui a destra. Eccola qua, col marito, e alcuni della redazione, che teniamo in mano il numero 1 con la struggente copertina di Sebastiano Vilella. Speriamo Serena sia soddisfatta di Talkink, lei è davvero molto in gamba.

Postato da perdita666 alle 12:55| commenti (4) | p.link

RESET

Il lutto è il tasto reset delle nostre emozioni. Qualunque gioia, qualunque soddisfazione va via. Specie quando a morire è una persona giovane.

Ho avuto il mio primo vero incontro col lutto nel luglio del 2001. Una cosa che notai in quei giorni è che, sì, scompare la felicità, ma se ne va anche il rancore. Ho visto amicizie che si credeva ormai distrutte ricucirsi d'improvviso, altre che sembravano destinate a durare per sempre sciogliersi come neve al sole. Perché ciò che viene fuori durante un lutto è la capacità di chi sta intorno a comprendere il lutto stesso. Non altro.

Il mio secondo incontro col lutto è stato nel gennaio 2006. Ancora più terribile del primo. Ciò che maggiormente spiazza del lutto è che non si riesce ad afferrarne le ragioni. Semplice e triste. Non sono riuscita a vederla per molti mesi la persona che mi stava a cuore e che attraversava il lutto. La sentivo ogni giorno, ma sentivo ogni mia parola inutile. Non sono molto brava nei discorsi in questi frangenti, ma spero di riuscire a essere vicina a chi resta.

Questo non vuol dire che non abbia vissuto altri lutti di persone vicine a me, ma i più atroci che mi è dato ricordare sono questi due. Un lutto per una persona cara è una cosa che ti porti dietro tutta la vita, volente o nolente. Puoi girare la testa, sperare di esserne insensibile ma non è mai così.

In questi giorni, una persona a me cara è stata toccata da un lutto. La cosa che fa riflettere è che non mi rendevo conto di ritenerla cara fino a quel momento. Il desiderio di aiutarlo (con la consapevole impotenza di farlo) ha fatto d'un tratto sparire lo sciocco rancore legato al suo modo d'essere. Non posso essere certa che non tornerò più a provare rancore per questa persona, ma sono sicura di una cosa. Che, nonostante tutto, gli voglio bene.

Postato da perdita666 alle 11:56| commenti (2) | p.link

mercoledì, 13 agosto 2008

A VOLTE RITORNANO (ANCHE I CESPUGLI DI AMARANTO, PURTROPPO)

Ieri pomeriggio, mentre finivo di fare lo space ad Ausilia, di cui, tra l'altro, trovate il link sulla destra, mi giunge la notizia della morte di tale Nicola Vergari, di origine magliese, dentista dei vip. As usual, mi chiedono il necrologio. C'è una cosa che non capisco: devo avere un discreto fascino quando scrivo di cose funeree, se me lo chiedono sempre. Fin qui, comunque, ordinaria amministrazione. Il tizio muore, io faccio il pezzo. Un diritto che ho ereditato per via di una rubrica che tengo sui personaggi illustri di Maglie, che un giorno confluirà in una pubblicazione cartacea completa. Faccio una ventina di telefonate a persone che lo conoscevano per diversi motivi, raccolgo il materiale (purtroppo non ho la foto), scrivo il pezzo. Come faccio sempre per capirci.  

Ricevo una telefonata stamattina. Non posso dirvi di chi si trattava, ma è la persona che mi sta ispirando il personaggio dell'insegnante ottusa nel mio racconto "In equilibrio precario", che chiameremo L per capirci. Questa "signora", un po' di anni fa sosteneva che i miei progetti di scrittura creativa non potevano essere portati avanti nelle scuole superiori perché facevo leggere Burgees e Miller. M'avesse toccato Salinger le sarei saltata al collo. Ma torniamo alla telefonata.

L: Angela, mi hanno chiamata stamattina, dicendomi che hai scritto un bellissimo articolo sulla Gazzetta.
A: Ah, quello sul dentista...
L: Sì, si chiedeva la mia amica come e dove hai avuto le notizie. Insomma, chi ti ha chiesto l'articolo. Io ho pensato: ora la chiamo, tanto a me lo dirà (che cazzo di presunzione! ndA).
A (con una faccia che ricordava l'emoticon sarcastica di msn): Be' me l'ha chiesto il giornale.
L: Sì, ma le notizie?
A (con una faccia falsa, modello parco della Vittoria): Mi è arrivato un comunicato.

Allora io mi chiedo, e me lo chiedo sul serio. Come si fa a chiamare un libero professionista e chiedergli i segreti del suo lavoro. Perché non vanno da un architetto a chiedere perché è stato scelto un determinato colore o una forma, o perché non vanno da un avvocato a chiedere se uno è realmente innocente. Come direbbe Woody, solo due cose sono infinite, l'universo e la stupidità umana, e del primo non sono tanto sicura. Un altro cespuglio di amaranto. Quasi quasi compro un raccoglitore e ci faccio la collezione.

Comunque, per i più curiosi, ecco il mio necrologio.

Un magliese a Città del Vaticano. Può essere riassunto così, in poche parole, il ritratto più vero, immediato ed essenziale di Nicola Vergari, originario di Maglie e dentista “per il papa”, che si è spento improvvisamente a seguito di un malore fulmineo, in questi giorni, all’età di 86 anni. Nato nel 1922, Vergari, primo tra nove fratelli, si recò a Roma nel 1949, immediatamente dopo la specializzazione in Odontoiatria a Bologna, per questo non molti lo ricordano a Maglie, anche se, quelli che rammentano parlano di una casa in pieno centro, con una famiglia numerosa, situata sull’attuale via Francesca Capece. I Vergari erano inizialmente un solo nucleo familiare, che si trovava a Maglie da pochissime generazioni, perché i suoi avi più prossimi vi si erano trasferiti da Nardò. A Roma, dove sono stati officiati ieri i funerali, nel corso dei quali, durante l’omelia, sono stati ricordati, tra l’altro, anche i ben noti successi lavorativi di Nicola Vergari, era già un loro zio dentista, lo zio Guido, che si era laureato negli Stati Uniti alla Columbia University, dal quale Nicola ereditò bravura e opportunità lavorative. Giulio Vergari, infatti, era ritenuto, all’epoca, uno dei migliori dentisti in Italia, nomea che gli valse la possibilità di curare i denti ad alcuni papi e a moltissimi personaggi famosi. Anche il nipote Nicola vide passare dal proprio studio personaggi storici come Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, ma anche personaggi legati allo spettacolo e al costume come Delia Scala e Ornella Vanoni. Le relazioni mediche col pontificato si interruppero a causa di un problema logistico legato alla proposta di recarsi in Terra Santa. Nicola Vergari è rimasto nella capitale fino alla fine dei suoi giorni, salvo tornare in occasione delle rare vacanze, per rivedere la propria numerosa famiglia, i Vergari. Il dottor Nicola si recava a Maglie con la coetanea moglie, Antonella Trevisi, da molti magliesi ammirata per la bellezza, l’eleganza e la raffinatezza. Fratelli e nipoti lo ricordano come una persona dotata di una straordinaria dedizione al lavoro, forse perché, da sempre, solo una grande passione può rendere un uomo il migliore nel proprio campo.

Postato da perdita666 alle 11:39| commenti | p.link

kindofblue

in a greyscale world I found my little bit of blue

Me

Blogger: perdita666
Nome: Angela Leucci
Angela Leucci è nata in un paesino della bassa Sassonia il 13 ottobre del 1989 e lì è cresciuta. Veramente l’anno sarebbe il ‘79, ma uno più uno meno... Fin da piccola, dimostrava una spiccata passione per le arti, che, tuttavia, è sempre stata inferiore alla sua bellezza, ma, per fortuna, superiore all’altezza. Si è laureata in Lettere Moderne con una tesi in Filologia Romanza, dal titolo “Pietro da Trani. Trattatello di confessione. Edizione criticaâ€, e attualmente è corrispondente per il quotidiano “La gazzetta del mezzogiornoâ€, direttrice del free-press locale “Salento express†e codirettrice con Fabrizio Malerba di Lupiae Comix del trimestrale di letteratura e fumetto "Talkink". Quando non scrive, gira cortometraggi e video art, canta in un coro gospel, ascolta Angelo Badalamenti nel bosco di lecci, fa animazioni in Flash, compra collants, beve the alla papaia. È un’appassionata di brachigrafia medievale e adora gli orecchini pendenti. Ha paura del buio, delle altezze, delle armi, dei luoghi chiusi e di invecchiare, non necessariamente in quest’ordine. Sposerà Andrea G. Pinketts non appena pagherà un ipnotizzatore per farlo innamorare di lei.

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